Far morire di fame e di sete una persona è un gesto crudele, la morte che ne consegue è dolorosa e prevede una lenta agonia che passa attraverso una progressiva distruzione degli organi e dei tessuti.

Eluana non è attaccata ad alcuna macchina e non c’è nessuna spina da staccare! Pertanto il sistema medico per far morire Eluana invocato dal padre, in realtà non esiste, si troverà solo a fare i conti con una fine dolorosa da imporre alla propria figlia.
Le persone in stato vegetativo o di minima coscienza, dal convegno del 6 giugno scorso al Mart di Rovereto è stato sottolineato il fatto che la coscienza non si perde mai completamente, provano dolore fisico e sono estremamente sensibili al clima che le circonda, alle persone che si relazionano con loro, ai cambiamenti climatici, ai rumori, al cambio del tono di voce, alle carezze e alle parole sussurrate, vivono di sensazioni e in alcuni casi queste sono amplificate.
La sentenza dei giudici di Milano vanifica gli sforzi e le energie delle associazioni di tutto il paese che hanno a cuore queste persone la cui dignità viene messa in discussione come il loro essere persona. L’impegno di familiari e associazioni, come gli amici di Simone, nel chiedere alle istituzioni aiuto per poter rispondere all’altissimo bisogno assistenziale, nella creazioni di spazi dedicati dove possano essere accuditi senza sofferenza, viene minato e neutralizzato, i loro diritti appaiono affievoliti, i loro bisogni non reali.
Ora si presenta l’alternativa, eliminiamo i tremila stati vegetativi che vivono nel nostro paese risolveremo un grosso problema economico.
Riusciremo ad individuare nella complessa scala di valutazione che stabilisce il livelli minimi di responsività il limite oltre il quale concedere l’accanimento terapeutico costituito da nutrizione e acqua? Quante persone all’anno nel nostro paese sono colpite da ictus in maniera grave e da quel momento vivono in uno stato di assopimento pressoché vegetativo?
L’alzheimer è una malattia devastante che percorre l’annientamento progressivo delle funzioni motorie e cognitive; esistono molte altre patologie gravemente invalidanti con livelli differenziati di perdita di coscienza, ma se non abbiamo una esplicita dichiarazione da parte del paziente di rifiuto delle terapie che lo tengono in vita, non ci permettiamo di decidere i limiti della sua sopravvivenza.
Come possiamo noi stabilire qual è la vita che è degna di essere vissuta?
Luigi Ferraro


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